11.07.09

Lezione diciannovesima

Pubblicato su lezione 19 a 09:45 di Alfonso Mormile

Non è vero ma ci credo.

Era chiaro perché avessi saltato la lezione diciassette, da buon napoletano anche solo per scriverlo, mi sono dovuto toccare più volte le parti intime.
Fa parte della tradizione di Napoli, ne è intrisa la storia, la letteratura e la filosofia.
Per il napoletano toccare le parti intime equivale a toccare ferro, insomma quando compie questo gesto è come se prendesse due piccioni con una sola fava: fa gli scongiuri e contemporaneamente manifesta la sua virilità.
Tutto questo, chiaramente, non nasce dal nulla, ci sono significati storici dietro questo gesto che, a prima vista, potrebbe sembrare osceno e volgare. Ma il napoletano se ne frega, quando c’è da toccarsi non bada a spese, specialmente se in ballo c’è la sua salute.
Il gesto affonda le sue radici nella credenza che il simbolo fallico possa essere rimedio contro la sorte avversa e, non per secondo ordine, che l’atto sessuale sia l’antidoto migliore per scongiurare ‘o malocchio. Compiendo questo atto, la persona, in pratica simula l’atto della masturbazione. Mi sono sempre chiesto come facciano le donne, non ne ho mai vista nessuna masturbarsi in pubblico al passaggio di una capadipezza (suora), provo a immaginarlo e convengo che è un atto non molto elegante.
Nessun napoletano crede più al potere del “fascino”, gli affascinatori sembrano essersi dissolti nel nulla, l’omino magro e basso, con gli occhiali scuri e il vestito nero, naso aquilino e uocchi da riavulo, appartiene ormai a lontani ricordi.

“Dotto’, accattateve ‘o curniciello”.
“Scusate, ma non ci credo”.
Intanto la fila al casello della Napoli-Salerno, aumenta.
“Dotto’, non dite così, quello il malocchio coglie all’improvviso”.
A questo punto il malcapitato si tocca i genitali.
“Avete visto dotto’ che ci credete pure voi?”
“Mi era venuto il prurito, adesso lasciatemi in pace che vado di pressa”.
“Ja’, dotto’, fatemi prendere un caffè”.
“Cioè, io non capisco, voi vendete i corni al casello, bloccate trenta auto che stanno in fila, per un caffè? Guardate che vi fa male, mettete che ne riuscite a vendere una ventina”.
“Non scherzate dotto’, a mia cugina l’altro mese si è rotta la bottiglia dell’olio e da ieri sta ricoverata al Cardarelli con la febbre alta.”
“E si sarà beccata l’aviaria”.
“Non è possibile dotto’, lei è sposata con un idraulico, non ha niente a che fare con i piloti che guidano gli apparecchi”.
“E avrà messo le corna al marito. Ma insomma, mi fate passare o no?”
“Fate come volete, ma io vi consiglio di prendervi ‘o curniciello”.
“Ma insomma! Datelo a vostra cugina questo benedetto curniciello, di certo ne ha bisogno più di me”.
“Eh dotto’, quella li vende pure lei”.
“Ed è finita all’ospedale. Allora vuol dire che i curnicielli che vendete non funzionano, sono pezzotti, come tutte le cose che fanno a Napoli”.
“Dotto’, questi li fanno in Cina”.
“Per forza che non funzionano allora. Guardi lasciamo perdere che ho un appuntamento importante”.
“Dotto’, allora accattateve almeno o disco e Giggi D’Alessio”.
“No, quello nemmeno morto, datemi il curniciello che è meglio, altrimenti facciamo notte”.

11.05.09

Lezione diciottesima

Pubblicato su lezione 18 a 18:35 di Alfonso Mormile

Il napoletano ai tempi della suina.

Capite da soli perchè la lezione successiva alla sedicesima è stata saltata.

Ai tempi del colera c’era chi si vantava che riusciva a mangiare le cozze pescate nella melma di Mergellina.
“Chest’ non fanno venire niente, guardate comme me mangn”. Ci premeva un po’ di limone sopra e ne succhiava avidamente il contenuto.
Gli ospedale napoletani allora si sono riempiti di gente coraggiosa e quando i poveri medici cercavano di indagare sui motivi del ricovero e dell’infezione, si sentivano rispondere: “Io pure che ‘stintin ‘mbraccio mi mangio le cozze”.
Il napoletano è fatto così, non teme la malattia, è arrogante nei confronti del destino, pensa che si è già abbastanza fortunati a vivere, ha nel DNA la filosofia del “poteva andare peggio”.
E in effetti questo individuo ha poco da rallegrarsi quando il fato si accanisce così malevolmente nei suoi confronti.
Vecchie o nuove malattie, il napoletano non cambia la sua opinione.

“Signo’ o figlio e Cuncettina se pigliata a frev’ ‘de puorchi”.
“E per forza, chillo faceva na vita e chiavica. Stava sempre con le mani nella monnezza”.
“La signora Cuncettina ha detto che lo hanno ricoverato al policlinico vecchio perché hanno le canuscenze”.
“Quella conosce a tutti e poi non conosce a niscuno”.
“Fa pura assai questa influenza. Aggio sentito dire al telegiornale che so’ muorti già tre o settemila persone”.
“Prende allo stomaco, poi scende nelle cosce, risale per la schiena e colpisce le cerevelle”.
“Azz, signo’, tutta ‘sta strada si fira di fare?”.
“Pure cchiu’ assaie, hanno detto che è un virusi molto virtulento”.
“Virtulento non l’aggio mai sentito, forse volevate dire irruente”.
“No no, sono termini scientifici, non li capiscono tutti”.
“A dire la verità io mi sono sempre pensata che questa freva se la prendeva chi mangiava la carne di maiale. Luigino, mio marito , non mangia saciccia da più di un mese. E pensare che a lui piace tanto”.
“A mucca pazza, o puorco zazzuso, e gallin sceme, ma dove andremo a finire? Ci manca solo o cuniglio arrapat e stamm appost’”.
“Io invece non ci riesco a credere. Per me l’hanno inventata i mericani per via della borza che non funziona bene”.
“Signo’! E vi pare che per una borza che non si apre inventano una malatia?”.
“Ma no, che dicete, la borza con i soldi, quella che fa vedere ogni mattina per televisione che ci sono dei numeri che salgono e che scendono”.
“Non ci ho mai capito niente, sono all’antica, i soldi preferisco metterli nel muccaturo e nasconderli dentro al reggipetto”.
“Certo che con questo balcone che avete, ci potete mettere tutto il banco di Napoli”.
“Nu pazziate, speriamo invece che il figlio di Cuncettina guarisce presto”.
“Avite ragione, chella che conta è la salute”.

09.20.09

Lezione sedicesima

Pubblicato su lezione 16 a 09:19 di Alfonso Mormile

E come direbbero a Napoli: -‘A ragion è re fess”.

Si, perché avere ragione per il napoletano non è un buon motivo per vantarsi, anzi è un ragione per vergognarsi.
Il Partenopeo è capace di difendere le sue posizioni oltre ogni immaginazione, arzigogolando tra le teorie più assurde, surfando tra parole e vocaboli, inventandosene anche di nuovi se è il caso. Ma alla fine se l’interlocutore prova a dargli ragione, la conclusione è sempre la stessa: -‘A ragion è re fess”. Ora io ho capito che, il napoletano, ci rimane male perché a quel punto il discorso è chiuso e deve stare zitto, e stare in silenzio per lui equivale a una condanna a morte.
Eppure, come in tutte le altre tesi, esistono delle eccezioni alla regola. Queste riguardano anzitutto l’argomento camorra.
Il buon napoletano è colui che si scaglia con forza contro i malfattori e, siccome comprende bene il significato di questo vocabolo, questi è per lui chi ruba il motorino, colui che scippa la vecchietta che ha appena prelevato la pensione, ogni disonesto che truffa lo stato, il teppista, il farabutto che violenta ragazze o il pedofilo che abusa di giovani innocenti.
Il camorrista no! Leggi il seguito di questo post »

09.15.09

Lezione quindicesima

Pubblicato su lezione 15 a 19:01 di Alfonso Mormile

L’amore ai tempi della monnezza

“Ma comme cazz’ puzza”.
Antonio dicendolo aveva stretto il naso tra il pollice e l’indice. I sacchetti della monnezza accumulati da mesi, ormai vivevano una vita propria. Un ecosistema capace di autosostenersi, zoccole, scarrafoni e vermi, avevano finalmente trovato il loro habitat naturale.
“Antò” – aveva detto Carmela – “E’ la prima volta che mi porti fuori e guarda cosa mi tocca sopportare, qua c’è una puzza che al confronto, quando mio nonno caga, produce lo chantal nummero cinque”.
“Che t’aggia di’, io mi arricordavo che quando ero piccirillo, qua ci venivo a fare gli specchietti”.
“E che c’entrano gli specchietti? Cioè, nun aggio capito che cosa ci venivi a fare?”.
“Carmè, è nu modo e dicere, fare gli specchietti vuol dire, spiare le coppiette che fanno l’amore”.
“Uh Maronna mia, mi sono fidanzata con un maniaco”.
“Non dicere stronzate, tutti da guagliuni lo abbiamo fatto”.
“E che cazz Antò, allora siete tutti maniaci”.
“Ma no, sono fantasie che poi passano. Però Carmè, mo aimma fa o speziale”.
“No, con questa puzza mi è passata la voglia. Poi poco fa aggio visto una zoccola correre da un lato all’altro della strada. Secondo me pesava almeno dieci chili”.
“Se se,  vuoi vedere che mo è passato un elefante”.
“Io non dico strunzate, l’aggio vista veramente”.
“Vabbuò Carmè, mo mi sono sfastreato, o quagliammo o ti accompagno a casa”.
“E mo vulisse da a colpa a me? Pigliatella cu chi non si piglia la monnezza”.
“Carmè, io sto accussì arrapato, ca te facess ‘ncopp a munnezza, pe’ terra, ‘ncopp o cuofano da machina, e se tu mi dici e no, io so’ capace e me fa pure chella zoccola che ha attraversato poco fa”.
“Antò, ma ti pare che o fidanzato mio mi porta in un posto esclusivo, il più scicche di Napoli e io non voglio fare l’amore con lui? Però chesta puzza, Antò…”.
“Vabbuò, aggia capito, ti accompagno a casa, stasera non è cosa”.
“Se mi avessi portata in un hotello, magari…”.
“Ci mancava solo l’opera adesso. Ja Carmè, è meglio che t’accumpagno. Pure o pesce accumincia a puzzare”.

09.13.09

Lezione quattordicesima

Pubblicato su lezione 14 a 17:33 di Alfonso Mormile

Lavori… in attesa di autorizzazione.

Alcuni pacchetti di sigarette in attesa di autorizzazione

Alcuni pacchetti di sigarette in attesa di autorizzazione

“Dottò, iate iate”.

“Grazie, è po’ cafè”.

Questo è un classico discorso tra un automobilista e un parcheggiatore napoletano non autorizzato. Si, avete letto bene, “non autorizzato”, o in attesa di autorizzazione, non esistono gli abusivi a Napoli, guai a parlarne solamente. L’automobilista, che ha prima dovuto lasciare le chiavi della sua fiammante Fiat Punto nelle mani di uno sconosciuto, si chiede poi se tutto il caffè che beve quel povero uomo, non possa fargli male. Ma i parcheggiatori in attesa di autorizzazione sono sempre calmi, segno che non è sempre vero che con gli spiccioli (minimo due euro dottò), comprano la bevanda più amata dai partenopei.
Comunque siano andate le cose, l’automobilista tira sempre un sospiro di sollievo quando, al ritorno, ritrova la sua auto. Ha vissuto ore di trepidazione, si è ripetuto migliaia di volte nella mente la frase: “io nun riesco a ffa bene, e si a machina mia la stanno già smontando?”. Guarda distratto le vetrine, consulta la lista della spesa preparata a casa per perdere quanto meno tempo possibile, corre tra gli scaffali ignaro del fatto che possano esserci altri individui nella sua condizione, si dispera centinaia di volte della iattura di essere nato a Napoli. Ma quando da lontano avvista l’antenna della sua auto, tira un sospiro di sollievo: “pure ‘sta vota mi è andata bene”. Una volta rientrato in possesso delle chiavi, gira intorno all’auto e carezza il fanalino posteriore ringraziandolo per la grazie ricevuta (all’interno, chiaramente, ci ha attaccato la l’adesivo di S. Gennaro). Leggi il seguito di questo post »

09.12.09

Lezione tredicesima

Pubblicato su Senza Categoria a 22:32 di Alfonso Mormile

Faccia gialla… al secolo “San Gennaro”

Non si può parlare di Napoli e dei napoletani se non si parla di “faccia gialla”, il Santo protettore, colui che custodisce la città e tiene lontane le sciagure a cui, inevitabilmente, a causa dell’invidia delle altre città italiane, sarebbe sottoposta.

Ogni napoletano che si rispetti ha una profonda venerazione per San Gennaro e tutti gli anni accorre al Duomo, per acclamare il suo annuale miracolo.

Questo è il santo che meritano i partenopei, questo è il santo che può tutto, ma che pare sia solo in grado di squagliare del sangue contenuto in un’ampolla. Sia chiaro che non è cosa da poco, però di fronte a tante esigenze, quella dello scioglimento di un grumo marrone sembra sia la meno necessario. Pare che la mancata liquefazione del sangue, in passato, abbia procurato non poche noie al popolo del capoluogo, come ad esempio l’eruzione del Vesuvio e il Colera. Infatti le recenti vicende sulla monnezza a Napoli, non hanno procurato allarmismi tra i cittadini in quanto il santo ha continuato a squagliare (con grande gioia dei tossicodipendenti). Leggi il seguito di questo post »

09.11.09

Lezione dodicesima

Pubblicato su lezione 12 a 18:06 di Alfonso Mormile

Quartieri di Napoli -I quartieri Spagnoli-

I quartieri spagnoli, si trovano nel cuore della città partenopea, sarà per questo che chi vi si avventura dopo cinque minuti soffre di angina pectoris.
Sorti durante la dominazione spagnola, in un’epoca in cui al massimo si costruivano capanne dello zio Tom, questo quartiere ha la singolarità di essere plurale, infatti è l’unico quartiere che ospita altri quartieri dentro di se. In pratica è simile a una scatola cinese, quartiere dentro un altro quartiere, case dentro altre case, bambini dentro altri bambini e uomini dentro altri… no, questo no, meglio non esagerare. In effetti nessuno è a conoscenza del perché si chiamino quartieri visto che è uno solo. Stranezze napoletane, direbbe qualcuno, ma noi, che sappiamo bene che in questa città non esiste nulla di strano, non accettiamo la faciloneria della spiegazione.
Chi volesse visitare i quartieri deve sapere anzitutto che non troverà nessuno spagnolo, i quali hanno preferito abbandonare il luogo non appena saputo che ci avrebbe abitato Don Ciro o’ quaqquraqquà, ma non perché gli fosse antipatico, ma semplicemente non sapevano come cazzo scrivere il suo nome nella lista dei dieci latitanti più ricercati al mondo. Leggi il seguito di questo post »

09.10.09

Lezione undicesima

Pubblicato su lezione 11 a 19:57 di Alfonso Mormile

Rioni di Napoli -Scampia-

Le vele del rione Scampia

Un giorno Napoli e gli amministratori partenopei, si accorsero che alla città mancava qualcosa. Non sapevano bene cosa fosse e affidarono una ricerca approfondita a Tonino ‘o pazz’, il vicedirettore di una non meglio specificata società di “recupero metropolitano”.
Tonino, fatte le prime analisi e ricavati i risultati, dedusse che ciò che mancava al capoluogo campano era niente altro che un rione residenziale.
Alla suddetta società fu, successivamente, anche affidato il compito di progettare, ideare e concepire un quartiere a regola d’arte, che non dovesse mancare di niente.
Siccome Tonino o’ pazz’ è un cavilloso della Madonna, quel niente lo prese alla lettere e, mentre pranzava insieme alla moglie in uno sconosciuto ristorante della passeggiata di via Caracciolo, schizzandosi con il sugo degli spaghetti, pensò bene di fotografare la macchia che ne era derivata e proporla come mappa per il nuovo insediamento, e lo chiamò Scampia perché gli spaghetti erano agli scampi. “Non deve mancare di niente”, ripeteva in continuazione, “Ci vuole il mare”, “il sole”, “gli avvocati” e, per far campare questi ultimi, “tanti malviventi”. Il primo problema di non facile soluzione fu quello di portare il mare a Scampia, ma dopo innumerevoli tentativi, compreso quello di usare i canadair per il trasporto dell’acqua, ripiegò sulla costruzione di qualcosa che lo ricordasse e optò per le vele. La storia racconta che questi edifici un giorno furono abbattuti, ma vi assicuro che è solo una leggenda metropolitana. Per il sole non ci furono problemi, o’ pazz’ adottò la tattica del disboscamento e evitò accuratamente di piantare qualsiasi albero che potesse generare ombre. Leggi il seguito di questo post »

09.08.09

Lezione decima

Pubblicato su lezione 10 a 19:47 di Alfonso Mormile

Le colpe dei napoletani (ma che cazz cià zzecc io?)

E’ chiaro che ogni popolo che si rispetti e che si ritenga tale, ha i propri difetti. Tali debolezze spesso diventano motivo di vanto e, se sono particolarmente radicate, vere e proprie qualità.
Parliamoci chiaro, il napoletano non possiede dei veri e propri difetti, egli è perfetto per natura, ma porta nel DNA una predisposizione al ricatto sociale che non ha uguali in nessuna parte del mondo.
Il partenopeo medio è colui che all’estero (e con questo termine si intende qualsiasi luogo distante più di venti chilometri dal capoluogo) viene qualificato sempre allo stesso modo. Che sia un imprenditore, un camorrista, un commerciante, un geometra o un ginecologo, egli assume sempre le sembianze di un mariuolo senza scrupoli, di un pizzaiolo o di un suonatore di mandolino. Pare che in seguito a una sentenza del TAR di Tunisi, sia stato vietato in tutto il mondo di idealizzarlo mentre mangia gli spaghetti con le mani. Questo in seguito al ricorso dei cinesi che hanno fortemente protestato con la comunità mondiale in quanto gli spaghetti si devono mangiare rigorosamente con le bacchette. Leggi il seguito di questo post »

09.07.09

Lezione nona

Pubblicato su lezione 9 a 20:39 di Alfonso Mormile

Il bambino Napoletano

a ceccella

a ceccella

“Si ‘na furnisce, ti faccio e ttottò”.

E’ da questa frase che parte il rincoglionimento del bambino napoletano. Picchiare il bambino, a Napoli è considerato un vero e proprio esame propedeutico per iniziare i futuri uomini all’ingresso nella società. Il piccolo partenopeo vive tranquillo fino all’età di circa tre anni, lasso di tempo in cui gli vengono riservate ogni tipo di coccole, carezze e affettuosità di cui i genitori, gli zii, i “frate cucin” più giovani, sono capaci. Non mancano, chiaramente, eccezioni alla regola e, a volte, l’infante si prende i paccheri nonostante l’età acerba. Questo può accadere se uno dei due genitori sta nervoso, ha lavorato troppo e vuole riposare, oppure “adda magnà” perché ha bisogno di riprendere le forze. A parte queste rare singolarità, il bambino viene allevato e educato attraverso l’uso di suoni misteriosi che sembrano avere un significato solo quando, nell’età adulta, lo stesso si vendicherà con un altro parente bambino. Tutti, o quasi tutti, i napoletani, da bambini sono stati addormentati al canto della “nonnanonna”, una cantilena capace di stendere anche il più volenteroso dei cavalli. La “nonnanonna”, al contrario di quanto si possa pensare non c’entra niente con la parente più anziana della famiglia, ne’ tantomeno con il “nnonnò” o con il “bbebbè”, che stanno a indicare propriamente l’atto del dormire. Leggi il seguito di questo post »

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